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ALGHERO (SS)

ALGHERO ,m.7, abitanti 40.000 circa.

centro di antica caratterizzazione militare e mercantile è sempre stata la capitale turistica della Sardegna; rimasta per secoli una sorta di «fortezza in forma di città», presenta oggi, accanto a un nucleo storico pressoché intatto e di eccezionale qualità ambientale (sebbene colpito da un lento processo di spopolamento), una prima espansione pianificata secondo criteri decorosi e più moderni quartieri periferici di aspetto informe e caotico.



Alghero – l’Alguer, in catalano – è dotata di aeroporto (che serve anche Sassari) e ha un assetto economico nel quale prevale, insieme al turismo, la produzione vitivinicola, con qualche attività artigianale e piccolo-industriale; altri settori dell’agricoltura e la zootecnia, unitamente alla pesca e ai commerci marittimi, appaiono invece tuttora interessati da fenomeni recessivi.



Discendenti in gran parte da una colonia trasferitavi dalla Spagna nella seconda metà del sec. XIV, gli Algheresi parlano tuttora la lingua catalana, che dalla fine degli anni ’70 appare anche nelle indicazioni viarie e turistiche del centro storico.


Il primo storico sardo dell’età contemporanea, il barone Giuseppe Manno, che era algherese, ha posto la data di nascita della sua città al 1102 per opera dei Doria di Genova, nello stesso anno in cui, sempre secondo il suo racconto, essi fortificavano uno sperone roccioso non lontano dalla foce del Coghìnas edificandovi Castelgenovese, oggi Castelsardo.


Nuova fondazione, quindi, in un punto facilmente difendibile da terra e naturalmente protetto a mare. Così, fino alla conquista aragonese (1353) – se si eccettua una breve occupazione pisana (1283-84), che forse può aver dato origine al sobborgo intra-moenia di Villanova nella parte meridionale della città – Alghero rimane possedimento dei Doria, anche se niente fa pensare a un’urbanizzazione d’impronta genovese.

Così, per un paio di secoli ancora la storia della città si identifica con la storia delle sue fortificazioni, e solo in via subordinata con le attività commerciali (soprattutto per il corallo) consentite dal suo porto, peraltro angusto e in posizione non proprio felice.


Lungomare con vista del torrione


Scorcio del centro storico


Torre di Porta Terra


La via Sassari, che si svolge rettilinea verso S, ricalca dall’esterno il tracciato delle mura di terra, delle quali è superstite un’arcata adibita dal 1541, col nome di «porta Falça», a passaggio d’emergenza. Dalla via Sassari, piegando brevemente a d. lungo la via Mazzini, si passa nel largo S. Francesco, dove il complesso sistema difensivo della città antica è ricordato, al centro, dalla cilindrica torre di S. Joan, del sec. XIV, e nel lato N, di fianco alla sede del Banco di Sardegna, dagli esili ruderi del già grandioso forte spagnolo di Montalban, smantellato a cavallo fra ’800 e ’900. Interessante, in angolo con la via Ferret, un edificio, pure di epoca spagnola, caratterizzato anche internamente da strutture gotico-catalane; sullo sfondo del largo, dalla parte opposta all’imbocco di via Mazzini, la cupola policroma della chiesa di S. Michele.



Torre dell’Esperó Reial:

La breve via Regina Elena collega il largo S. Francesco con la piazza Sulis, il principale luogo di ritrovo mondano della città. Ne interrompe la prospettiva a mare l’imponente torre dell’Esperó Reial o dello Sperone, documentata dal 1364 ma risalente nell’attuale struttura alla fase spagnola; nota anche come torre di Sulis, perché prigione dal 1799 al 1821 dell’agitatore cagliaritano Vincenzo Sulis, ha pianta circolare e consta di due grandi ambienti sovrapposti coperti da volte a potenti nervature radiali; una scala elicoidale, ricavata nell’ampio spessore del muro perimetrale, consente l’accesso all’ambiente superiore.



Via XX Settembre:

Dalla piazza parte in direzione NE la rettilinea via XX Settembre, asse portante, dalla fine dell’Ottocento, dell’espansione urbana fuori le mura, impostata fin dall’inizio su un reticolo viario a maglie ortogonali; ancora oggi l’arteria è di rilevante peso commerciale e soprattutto viabilistico, per i collegamenti trasversali con i moderni quartieri a N e a S e con le direttrici di uscita dalla città. Delle successive fasi di ampliamento, attuate secondo direttrici radiali, uno dei fulcri è costituito dalla più meridionale piazza della Mercede (da via XX Settembre a d. per via Cagliari), realizzazione, sull’area dell’antico cimitero, caratterizzata dalla grande chiesa conventuale omonima e dalla presenza di impianti sportivi e giardini pubblici.



LUNGOMARE:

Hanno origine dalla piazza Sulis le passeggiate a mare che fiancheggiano, seguendone i contorni, il litorale urbano algherese: verso S, il lungomare Dante, tracciato negli anni ’50 a margine di un’area urbanizzata nella prima metà del secolo con prevalenza di villini di gusto liberty; verso O, e poi N, i lungomare Cristoforo Colombo e Marco Polo, che insistono sulle fortificazioni (restaurate) della linea di costa risalenti, nelle attuali strutture in conci di pietra, al sec. XVII. Al termine del lungomare Colombo si leva l’ottagonale torre di S. Giacomo («Sant Jaume»), di ispirazione gotica, restaurata; la fronteggia il prospetto preceduto da pronao della seicentesca chiesa di Nostra Signora del Carmelo, che ha dato il nome alla retrostante, caratteristica via omonima («carrer del Carmen»), tradizionalmente abitata da pescatori.




Sul lungomare Marco Polo: - Superato il bastione di S. Giacomo, si percorre il lungomare Marco Polo, caratterizzato dalle feritoie per le bocche da fuoco e aperto verso NO sul bellissimo panorama della rada di Alghero, del promontorio che la separa dall’insenatura di Porto Conte e del capo Caccia. Al bastione del Mirador segue la piccola torre de la Polvorera, circolare, che fiancheggia il seicentesco edificio, già convento di S. Chiara; poi il lungomare, raggiunto il vertice nord-occidentale del promontorio su cui sorge la città vecchia, piega verso E rasentando la sezione superiore della torre de Castilla, la cui base si trova a livello più basso rispetto al piano stradale. Si dominano da qui il molo e il porto e, via via più lontani, verso N, il lungo arenile di S. Giovanni, l’isolotto della Maddalena, la frazione Fertilia, lo stagno di Càlich, la variegata orografia della Nurra.



Il porto di Alghero:

sistemato fra il 1948 e il 1951, ha un’apertura di sponde artificiali pari a 2 km, con un mandracchio per le imbarcazioni da pesca e da diporto. Dopo un periodo di progressiva recessione, che ha visto dimezzarsi tanto il pescato quanto le unità lavorative occupate nel settore (per cause che vanno principalmente ricercate nella carenza di programmazione), pare si stiano creando le condizioni per un rilancio che restituisca al porto la sua funzione di centralità nell’economia algherese. L’allungamento della diga di nord-ovest, lo sbancamento dei relativi fondali e la realizzazione della diga di sottoflutto dovrebbero infatti tradurre in capacità di sviluppo la sua potenzialità nautico-turistica e peschereccia, accrescendo nel contempo l’attività mercantile legata all’esportazione del caolino. Durante la stagione estiva, partono corse di battelli per la visita organizzata della grotta di Nettuno a capo Caccia.




Completato il circuito delle mura e delle fortificazioni, si penetra ora, attraverso la porta a Mare, nella città storica, cominciandone la visita dalla piazza Civica («plaça de la Dressana»), spazio imbutiforme che va restringendosi verso ponente. Vi prospetta il palazzo De Ferrera, raro esempio di architettura civile gotica del sec. XVI, con monofore e bifore, che fu sede stabile del governatore della città e temporanea dei viceré dell’isola, i quali, prima di insediarsi a Cagliari, prestavano giuramento di fedeltà davanti al vescovo nella cattedrale di Alghero; passato dalla famiglia De Ferrera agli Albis, e quindi ai De Arcayne, dopo una opinabile ristrutturazione interna che ne ha alterato l’equilibrio architettonico, è stato venduto a privati. Il palazzo ospitò nell’ottobre del 1541 l’imperatore Carlo V e il suo seguito, di passaggio con 40 galere nella spedizione contro Algeri.

LA CATTEDRALE:

Si passa nella piccola piazza del Duomo, dove prospetta la facciata della Cattedrale (dedicata a S. Maria), il cui pronao neoclassico è aggiunta ottocentesca. Di una primitiva parrocchiale di S. Maria si hanno notizie in documenti del sec. XIV, ma le strutture più antiche della chiesa attuale (la parte absidale, con ricco portale gigliato, monofore e doccioni, e il campanile ottagonale che vi è impostato), ispirate ai migliori esempi del tardogotico catalano, si situano fra il 1562 e il 1579; il protrarsi della seconda fase dei lavori, dalla fine del Cinquecento al 1730 (anno della consacrazione), non ha giovato all’unità stilistica del monumento. Interno. Anche nell’interno si coglie il contrasto fra l’impostazione tardorinascimentale-manieristica del corpo longitudinale – a tre navate su pilastri e colonne doriche, con volte a botte e cupola ottagona – e la soprelevata parte presbiteriale, di impianto gotico cinquecentesco, in cui si aprono, con arcate ogivali, cinque cappelle: quattro radiali, divise da pilastri polistili e coperte da volte a crociera a grosse nervature, e una centrale, dove è visibile la compenetrazione della volta a crociera in una rudimentale cupola.

Chiesa della Misericordia:

Fa da fondale alla via Principe Umberto la fronte della chiesa della Misericordia, fondata dai Francescani nel 1508, ricostruita nel 1662 e ampiamente restaurata dopo le devastazioni belliche; vi si conserva un Crocifisso ligneo di arte spagnola del Seicento, legato alla leggenda di un miracolistico approdo sulla costa algherese e oggetto di venerazione nei caratteristici riti della Settimana Santa (processione il venerdì).

Chiesa di S. Michele:

Verso sin., nella vicina piazza Ginnasio, si trova l’importante chiesa di S. Michele, impostata nel 1612 su altra preesistente e completata nel 1675 dai Gesuiti, che la caratterizzarono secondo i moduli propri dell’architettura controriformista; all’esterno l’elemento più appariscente – la vasta cupola ricoperta di maioliche policrome – è però ottocentesco, mentre l’interno, a navata unica coperta a botte con cappelle laterali e transetto, fu sontuosamente arricchito, soprattutto nel ’700, di decorazioni e arredi barocchi. L’edificio sulla d. della chiesa, sede della Biblioteca civica, è il Collegio attraverso il quale i Gesuiti impressero alla vita culturale di Alghero un impulso nuovo; quello sulla sin. fu a lungo adibito a carcere territoriale.

Chiesa di San francesco


Interno Chiesa di San francesco


Torre di Piazza Sulis


Chiesa di S. Michele


Campanile Chiesa di san Michele


Palazzo Civico


Torrione


Lungomare


Particolare di Alghero


Porticciolo




Fonti Bibliografiche: Guida Rossa Sardegna del Touring Club Italiano. | L'ITALIA - SARDEGNA - Touring Club Italiano
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