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L'ANGOLO DELLE REGIONI D'ITALIA

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BOLOGNA

BOLOGNA, 54m., circa 420.000 abitanti. Patrono: San Petronio. Festa Patronale: 4 ottobre.

Capoluogo della regione Emilia-Romagna, è una delle città più animate d'Italia nonostante non abbia una forte frequentazione turistica. Eppure è una città con un ricco patrimonio d'arte e di storia, caratterizzata da valori di capillarità, continuità e alta qualità media.

UN PO' DI STORIA:

Bologna si trova in una fascia di intensa ruralizzazione, nell'alta pianura pedeappenninica dove sono attestate coltivazioni congrue già dal primo millennio a.C. Il sito è lo stesso di “Bononia” romana, di un insediamento dei Galli Boi, dell'etrusca “Fèlsina” e, risalendo ancora, di un vasto abitato villanoviano.

Fu la romanizzazione, però, a introdurre uno spartiacque decisivo, ossia la “Via Aemilia”.

Questo portò alla creazione di diverse colonie tra le quali “Bononia” (189 a.C.). Quest'ultima ebbe una crisi dell'urbanesimo nel tardo-antico. Forse alla fine del III sec. essa è cinta da una murazione di selenite lunga 1850 m. che ne riduce l'estensione a meno di metà. La parte protetta, quella sud-orientale dell'antica Bononia, configura così un'esemplare città “retratta” altomedievale.

Esternamente al nucleo urbano si profila intanto una cintura di sedi cristiane: a sud S. Procolo, a ovest (presso la via Aemilia) la chiesa vescovile poi dedicata ai Ss. Naborre e Felice, a est il complesso di S. Stefano con le spoglie dei protomartiri Vitale e Agricola.

Strappata la città ai Bizantini nel 727, i Longobardi si stanziarono al di là delle mura orientali, a cavallo delle vie (Emilia e Salaria) che conducevano all'esarcato ravennate. La loro presenza disegnò un'espansione semicircolare ancora leggibile nell'arco viario che congiunge trasversalmente le radiali originate dal carrobbio delle Due Torri.

Un certo aumento di popolazione è ipotizzabile nel X sec., mentre dopo il Mille i segni di vitalità si moltiplicano. Inizia a ripopolarsi la parte di Bononia esterna alle mura di selenite (detta “civitas antiqua destructa”) e la cattedrale lascia la sua sede suburbana per insediarsi in città (dove oggi è la cattedrale di S. Pietro). Alla fine dell' XI sec. si individua nei documenti l'esistenza dello Studio bolognese, ovvero l'università, il cui anno convenzionale di fondazione è il 1088, che raccoglie e riordina la cultura giuridica sopravvissuta attorno alla cattedra metropolitana ravennate. E poi l'imperatore Enrico V concede a Bologna una serie di privilegi con cui ha nascita formale il Comune (1116).

Per la città inizia una stagione di tumultuosa espansione nella quale si rende necessaria una nuova cinta murata, sostanzialmente compiuta nel 1192, che racchiude un'area doppia di Bononia romana. Queste mura, dette dei torresotti, lunghe 4300 m., erano dotate di ben 18 porte a posterle (ne restano 4).

All'inizio del Duecento il Comune interviene con norme di natura urbanistica vietando di aprire vie più strette di m. 3,80 e prive di portici, si indicano i materiali costruttivi,con preferenza per il laterizio, e le volumetrie permesse, si decentrano lavorazioni insalubri.

Nel 1294 Bologna sfiora i 50.000 abitanti, collocandosi fra le dieci maggiori città d'Europa. Gli ordini religiosi vi stabiliscono sedi importanti. Già i Benedettini, fra il X e il XII sec., avevano ottenuto gli antichi complessi religiosi di S. Stefano, S. Procolo e Ss. Naborre e Felice.

Poi vengono gli ordini mendicanti: Domenicani nel 1219, seguiti dai Francescani , Agostiniani, Serviti, Carmelitani. Le loro chiese (S. Domenico, S. Francesco, S. Giacomo, S. Maria dei Servi, S. Martino), alzate in stile gotico nei decenni successivi, sono tutte ubicate tengenzialmente alla cerchia dei torresotti. La presenza monastica contribuisce così al debordare della città oltre il limite dei torresotti appena raggiunto. Nascono borghi extra-rurali spesso spontanei e in taluni casi pianificati dagli ordini monastici come per esempio il borgo delle Tovaglie, urbanizzato dai Benedettini di S. Procolo nella seconda metà del '200.

Per inglobare i nuovi borghi fu costruita una nuova cerchia murata, una delle più vaste d'Italia destinata a resistere mezzo millennio, il cui processo di completamento fu però molto lungo a causa della crisi nella quale piombò la città. La fondazione di altre università cancellava il monopolio bolognese e l'economia della città ne risentì. Inoltre vi furono le discordie civili tra guelfi e ghibellini e, non di certo secondaria, la peste.

Dopo il 1348 Bologna ha appena 20-25.000 abitanti e non ritroverà mai più la capacità espansiva duecentesca nonostante numerose costruzioni a scopo di intervento quali il collegio di Spagna fondato dal cardinale Albornoz nel 1364.

Nel 1506 Giulio II includeva stabilmente la città nello stato della Chiesa, quasi a significarne il declassamento.

Nel 1854, dopo molte pressioni del ceto borghese, fu cominciata di malavoglia la ferrovia per Ancona. Prima dell'annessione al Piemonte, dietro stimolo di un privato speculatore, il conte Grabinski, nel 1858 era stata approvata l'idea di una nuova via, che sarà poi intitolata a Garibaldi, alla quale fece seguito nel 1867 l'apertura di piazza Cavour e l'allargamento di via Farini, dando veste borghese al vecchio quartiere a sud di S. Petronio.

Fontana del Nettuno

- Piazza Maggiore -


COSA VISITARE IN BREVE:
  • PIAZZA MAGGIORE
  • PALAZZO DEL PODESTA'
  • PALAZZO COMUNALE
  • PALAZZO DI RE ENZO
  • MUSEO CIVICO MEDIEVALE
  • METROPOLITANA DI S. PIETRO
  • TORRE DEGLI ASINELLI
  • TORRE GARISENDA
  • PIAZZA DI PORTA RAVEGNANA
  • PALAZZO DEI DRAPPIERI o degli STRAZZAROLI
  • PALAZZO DELLA MERCANZIA
  • COMPLESSO DI S. STEFANO
  • CHIESA DI S. DOMENICO
  • COLLEGIO DI SPAGNA
  • CHIESA DI SAN PAOLO
  • SEPOLCRI DEI GLOSSATORI
  • CHIESA DI S. FRANCESCO
  • PALAZZO ALDROVANDI
  • PALAZZO MAGNANI
  • CHIESA DI S. GIACOMO MAGGIORE
  • CHIESA DI S. MARIA DEI SERVI
  • UNIVERSITA' DEGLI STUDI o “STUDIO”
  • TEATRO COMUNALE
  • PINACOTECA NAZIONALE
  • SCALEA DELLA MONTAGNOLA
  • MUSEO STORICO DIDATTICO DELLA TAPPEZZERIA
  • GIARDINI MARGHERITA

Bologna E DINTORNI::

  • SANTUARIO DELLA MADONNA DI S. LUCA
  • CHIESA DI S. MARIA ANNUNZIATA
  • MONASTERO DI S. MICHELE IN BOSCO
  • CHIESA DI S. MARIA DELLA MISERICORDIA

Chiostro di San Giovanni in Monte


Duomo di San Petronio

- Piazza Maggiore -


PIAZZA MAGGIORE:

la “platea communis”, uno degli interventi urbanistici più significativi della Bologna medievale, coerente con la necessità di ridefinire la collocazione della sede del governo cittadino in seguito alla rivolta contro l'autorità imperiale e alla nascita del Comune. L'attuale conformazione dell'invaso è il prodotto di successive trasformazioni avviate a partire dall'inizio del XIII sec., che fissarono un'immagine di centralità non solo fisica ma anche simbolica, tutt'ora conservata nella città contemporanea.

PALAZZO DEL PODESTA':

il “Palatium Comunis Bononie” matrice dell'intervento (1203), occupò per primo gran parte del lato settentrionale della nuova piazza. Dopo poche anni, il fabbisogno di nuovi spazi per le magistrature di governo comportò la costruzione di un “palatium nuvum” (1244-46; l'attuale palazzo di Re Enzo) che imporrà il nome di “vetus” a quello precedente. All'insieme verrà infine a sommarsi la sede del CAPITANO DEL POPOLO, costruita nel 1255 e il PALAZZO DELLA BIADA (“palatium bladi”) nel 1287 (probabilmente deposito pubblico delle granaglie).

PALAZZO COMUNALE:

detto anche pubblico o d'Accursio, i cui edifici si stendono complessivamente su una vasta area compresa tra le piazze Maggiore e del Nettuno a Est.

Il nucleo di più antica formazione (dimora degli anziani consoli, membri della più alta magistratura esecutiva della città fin dal 1336) può essere identificato nel corpo di fabbrica sulla sinistra, corrispondente al “palatium bladi”, o meglio a quanto di esso è stato 'rivelato' in seguito all'opera di restauro effettuata da Antonio Zannoni (1885-87), che, attraverso un intervento combinato di rimozioni e ripristini, condusse alla riapertura del portico con le sei arcate a sesto acuto su pilastri cruciformi, e alla ricomposizione delle finestre ogivali ai due piani superiori. Il portale di ingresso, sottolineato da due coppie di colonne in arenaria, fu disegnato da Galeazzo Alessi (1550-55) e completato poco più tardi, nella parte superiore, da Domenico Tibaldi che realizzò il dossale dal timpano curvilineo destinato a ospitare la statua del pontefice bolognese Gregorio XIII, modellata da Alessandro Menganti e fusa da Achille Censori (1576-80).

Sotto il settore settentrionale del Palazzo comunale, alcuni rinvenimenti archeologici, tra cui qualche resto di un grande porticato ionico, inducono a ubicare in quest'area il complesso forense di Bononia.

Palazzo del Podesta'

- Piazza Maggiore -


Palazzo Comunale

- Piazza Maggiore -


PALAZZO DI RE ENZO:

connesso con il Palazzo del Podestà da una loggia di comunicazione lungo il fianco occidentale, si rivolge verso piazza del Nettuno, via Rizzoli e piazza Re Renzo. Costruito nel 1244 come “palatium novum” per ospitare le magistrature di governo della città, l'edificio deve il suo nome al figlio di Federico II, fatto prigioniero durante la battaglia di Fossalta (1249) e ivi recluso fino alla morte (1272).

L'attuale aspetto dell'edificio è il risultato dei radicali interventi di integrazione stilistica operati da Alfonso Rubbiani (1905-13) che, tra l'altro, riaprì le finestre a trifora e ridefinì il coronamento, impiegando una merlatura a capo grigliato.

MUSEO CIVICO MEDIEVALE:

inaugurato nel 1985 al terminne di una vasta campagna di restauri che ha permesso il recupero di varie strutture murarie preesistenti di età medievale. Il museo riunisce vari materiali prevalentemente di età medievale e rinascimentale (sculture, armi, bronzetti, vetri e avori).

Palazzo di Re Enzo

- Piazza Maggiore -


Fontana del Nettuno

- nello sfondo il Duomo -

-- Piazza Maggiore --


METROPOLITANA DI S. PIETRO:

imponente chiesa sita nella via dell'Indipendenza, dalla maestosa facciata, destinata allo svolgimento di funzioni religiose distinte da quelle che avevano luogo in S. Petronio. L'altissima facciata in laterizi con decorazioni in marmo fu architettata da Alfonso Torreggiani (1743-47); il timpano triangolare venne realizzato da Francesco Tadolini (1776). Le due grandi statue dei Ss. Pietro e Paolo sono dovute rispettivamente ad Agostino Corsini e a Peter Anton von Verschaffelt. Interno ad una navata, con cappelle laterali intercomunicanti. Nella navata mediana (altezza m.25), quattro tribune o coretti di Alfonso Torreggiani. Ai lati del portale mediano, due acquasantiere sorrette da leoni in marmo rosso veronese, scolpite, secondo la tradizione, da un maestro Ventura (1220) e provenienti dalla porta dei Leoni della chiesa romanica. Il campanile, iniziato nel 1184 e risolto in sommità con una copertura a cuspide lanceolata risalente al 1426. Include una torre a sezione circolare, che forse è da identificare con il campanile della chiesa romanica. L'area circostante al nucleo vescovile è ancor oggi contrassegnata da numerose torri, costruite in seguito alla scomparsa del potere imperiale.

TORRE DEGLI ASINELLI:

alta 97,20 metri, ha uno strapiombo dell'asse verso ovest di 2,23 metri. Colpita ripetutamente da fulmini e scosse sismiche, è stata più volte restaurata. E' storicamente accertata la sua appartenenza al comune nel XIII secolo. Intorno alla base, quadrata, di m.12 per lato, corre una loggia (rocchetta) costruita nel 1488 e restaurata nel 1921. Una scala di 498 gradini porta alla sommità. Il panorama è ripetutamente ed entusiasticamente ammirato dai visitatori che da secoli ne raggiungono la cima.

TORRE GARISENDA:

con ogni probabilità contemporanea alla torre degli Asinelli, rimase incompiuta per cedimento del terreno. E' alta m.48,16, con uno strapiombo dell'asse verso Nord-Est di m.3,22. Tra il 1351 e il 1360 fu abbassata per timore di rovina da Giovanni Visconti da Oleggio, e da allora è detta torre “mozza”. Per lungo tempo fu attorniata, come l'altra, da botteghe di ramai, finché il Comune provvide a restaurarla isolandola dal tessuto edilizio che si era addensato alla sua base e rivestendola di bugne di selenite (1887-89). Dalla parte del “chinato”, lapide con i versi di Dante che parlano della torre. Oltre alle due porte pendenti, concorrono all'aspetto monumentale della PIAZZA DI PORTA RAVEGNANA l'elegante PALAZZO DEI DRAPPIERI o degli STRAZZAROLI, costruito in età bentivolesca (1486-96) da Giovanni Piccinini da Como per l'arte dei drappieri (balcone aggiunto nel 1620), e il fianco porticato della chiesa di S. Bartolomeo.

PALAZZO DELLA MERCANZIA:

detto anche Foro dei Mercanti (oggi sede della camera di Commercio, Industria, Artigianato e Agricoltura), straordinaria opera architettonica e, al tempo stesso, originale intervento di ridisegno urbanistico del carrobbio, a celebrazione del rilancio economico cittadino della fine del XIV secolo. I grandi archi ogivali del loggiato inferiore sono impostati su tre pilastri polistili con capitelli fioriti. Al piano superiore è un balconcino sovrastato da baldacchino cuspidato e due bifore con colonnine a torciglione; sulla sommità, gli stemmi delle diverse arti e merli a coda di rondine.

COMPLESSO DI S. STEFANO:

si articola in un insieme di edifici sacri – chiese, cappelle, monastero – intitolato al protomartire benché nessuno di essi porti più il suo nome, costruiti e rielaborati in epoche diverse (donde le difficoltà di una lettura storica delle sue componenti) con tracce dell'impianto risalente a epoca tardo-antica. E' tradizione molto attendibile che il complesso occupi l'area dell' ”Iseo” romano (tempio dedicato ad Iside), ubicato come di norma all'esterno della città. L'attuale integrità architettonica del sistema degli edifici stefaniani è soltanto apparente, frutto di successive campagne di restauro condotte soprattutto tra il 1870 e il 1930, sulla base di motivazioni culturali tese a ricostituire una condizione di originalità formale più presunta che storicamente documentata. Probabilmente già strutturato all'inizio del X sec., il complesso sviluppò, tra XI e XII sec., una maggiore familiarità analogico-simbolica e di impianto con i santuari del Golgota a Gerusalemme, tanto da acquistare il titolo ricorrente di “Sancta Hierusalem”.

CHIESA DI S. DOMENICO:

rappresenta, con l'annesso convento, uno dei complessi monumentali di maggior rilievo della città. I Domenicani furono il primo tra gli ordini mendicanti a stabilirsi a Bologna, ottenendo nel 1219 la chiesa di S. Nicolò delle Vigne e dando l'avvio nel 1228, sette anni dopo la morte del santo, a un programma edilizio di vasta portata, che ebbe provvisoria conclusione nel 1238, quando, sul medesimo sito di S. Nicolò, venne realizzata una lunga chiesa tardo-romanica, divisa da un diaframma, o pontile, in due parti, di cui quella anteriore fu detta esterna e l'altra interna. La prima, a copertura piana, era destinata al pubblico culto, la seconda, a volte ogivale, era riservata ai frati. La chiesa, intitolata a S. Domenico fin dal 1235, era a tre navate , con transetto e tre cappelle absidali quadrate. Nel sec. XIV furono aggiunte sul fianco Nord le cappelle Pepoli e, nel 1530-35, la cappella Ghisilardi, sul lato sinistro della facciata, su disegno di Baldassarre Peruzzi. La facciata subì vistosi rimaneggiamenti tra la fine del XIX e l'inizio del XX sec., con la demolizione del portico addossato a metà del XVIII, il restauro della cappella Ghisilardi restituita in forma a cuspide del fronte e reintegrate le parti mancanti del rosone ed infine completato il portale. Il restauro fu eseguito dal Comitato per Bologna Storica e Artistica (1909-10), su un precedente progetto di Raffaele Faccioli. L'interno è a tre navate divise da pilastri e conserva i connotati settecenteschi che gli conferì il Dotti. Sulla controfacciata, sopra le colonne del portale, le statue delle quattro “Virtù cardinali” di Giuseppe Mazza (1728). Nell'alto della navata mediana, al di sopra degli architravi sono 10 riquadri a tempera rapprsentanti fatti storici avvenuti nell'antica chiesa: i primi due di Giuseppe Pedretti (ritoccati da Antonio Muzzi nell'Ottocento), gli altri di Vittorio Bigari (1730-40).

CHIESA DI S. FRANCESCO:

pur pesantemente restaurata, rappresenta uno dei monumenti più cospicui della città. Il sito per l'edificazione della chiesa fu concesso dal Comune fin dal 1236 ed i lavori iniziarono subito sotto la probabile direzione di un frate di nome Andrea e si conclusero nelle parti essenziali nel 1263. La facciata, dalle forme ancora romaniche (compiuta verso il 1250), è monocuspidata e tripartita da lesene. Il portale maggiore è preceduto da un protiro cui si affiancano in alto due plutei dell'VIII sec.; lungo gli spioventi sono visibili alcune bacinelle in ceramica decorate, del sec. XIII. L'interno, con pianta a tre navate divise da pilastri ottagonali, ha delle strutture che risentono dell'influsso del gotico francese, riconoscibile in diversi elementi (campate a pianta quadrata, eccetto la prima, rettangolare, con volte partite in sei vele; coro e deambulatorio su cui si innestano nove cappelle radiali), raramente compresenti in analoghi monumenti italiani. Dall'atrio romanico vicino ai campanili è possibile accedere al convento, in cui nel XIII sec. si radunava la Universitas Artistarum; al suo interno è il Chiostro dei Morti (fine XIV sec., restaurato nel 1935-39), in cui sono conservate numerose tombe di rettori dello Studio.

CHIESA DI S. GIACOMO MAGGIORE:

chiesa dalla facciata romanico-gotica che, con le sue adiacenze, costituisce uno dei più importanti e celebrati monumenti cittadini. Gli Agostiniani iniziarono nel 1267 la costruzione della chiesa, che giunse a provvisoria conclusione nel 1315. L'abside e alcune cappelle radiali del deambulatorio furono realizzate tra il 1331 e il 1343. Il campanile, iniziato nel 1336, fu concluso nel 1471, e altre importanti trasformazioni edilizie ebbero luogo nella seconda metà del XV sec. Nuovi restauri sono stati compiuti tra il 1950 e il 1966. La facciata monocuspidata, culminante al vertice in un'edicola con la statua di S. Giacomo, si fregia di un coronamento in cotto adorno di bacini maiolicati; più in basso un grande rosone ripristinato nel 1954 (manca il traforo marmoreo) e, ai lati, due lunghe bifore con pluteo e archi trilobi di derivazione veneta. Il portale, con colonne su leoni stilofori, si vuole scolpito da un allievo di Ventura da Bologna. Vasto interno a una navata, in cui è preminente l'assetto architettonico rinascimentale della fine del sec. XV, con serrate cappelle laterali (tre per ogni arcata longitudinale).

CHIESA DI S. MARIA DEI SERVI:

composto da un'aerea successione di volte ed archi ribassati su agili colonnine, che fronteggia la chiesa e prosegue lungo e oltre il fianco sinistro, costituendo, anche se eretto in epoche diverse, un insieme saldamente omogeneo. L'interno a tre navate divise da pilastri ottagonali alternati a colonne, su cui sono impostate volte costolonate, ha carattere tardo-gotico, mentre gli arredi delle cappelle sono per lo più barocchi.

SCALEA DELLA MONTAGNOLA:

costruita su disegno di Tito Azzolini e Attilio Muggia (1893-1896), e decorata da rilievi e gruppi scultorei ispirati a episodi della storia di Bologna, eseguiti da Arturo Colombarini. La parte superiore della Montagnola, oggi giardino pubblico, fu destinata a passeggio fin dalla seconda metà del XVII sec., ma ebbe la configurazione attuale da parte di G.B. Martinetti (1805) nell'ambito di una generale sistemazione napoleonica dei giardini pubblici cittadini. La vasca centrale, di Diego Sarti, fu eseguita per l' Esposizione delle Province dell'Emilia nel 1888.

Portici


Le due Torri Garisenda e degli Asinelli


Mura della citta'


Porta Galliera


Teatro Arena del Sole


Palazzo Comunale

- Piazza Maggiore -


Fontana della Ninfa

- Parco della Montagnola -


Scalea della Montagnola

- Parco della Montagnola -




Fonti Bibliografiche: EMILIA ROMAGNA Guide d'Italia - Touring Club Italiano
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